La politica è tutta immagine

Se abbiamo capito questo, possiamo spiegarci la scelta di Guido Podestà da parte degli strateghi del Pdl. Molti si chiederanno appunto chi sia costui. E' il candidato alla provincia di Milano del Pdl. Tra i motivi che ne hanno fatto il candidato ideale c'è sicuramente il profilo basso, e infatti sui cartelloni non c'è nessun riferimento alle sue capacità personali o alla sua personalità. Certo c'è il suo nome per far capire agli elettori dove mettere la X, ma poi lo slogan parla di "scelte di campo anche in Provincia" leggi: vota Berlusconi anche in Provincia. Ma se siamo consapevoli di quanta parte ha l'immagine per i politici al giorno d'oggi ci rendiamo veramente conto delle profonde ragioni estetiche che hanno spiegato la scelta di questo illustre sconosciuto: l'incredibile somiglianza con il grande attore comico Peter Sellers!
Andiamo, chi non voterebbe per l'ispettore Clouseau della pantera rosa!?!

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Poi ci troveremo come le star a bere del whisky con letizia al Roxy Bar

Come si fa a non spendere due paroline sulla stupenda iniziativa del sindaco di Milano: un canale su Youtube solo per lei! Badate, non del comune, l'unico protagonista dei 31video (per soddisfare le esigenze del fan più accanito) del canale è solo lei Donna Letizia! Devo dire che l'effetto è un po' straniante, ma permettete, che fantastica iniziativa!
I punti esclamativi non bastano a contenere la felicità per questa eccezionale idea. Eppoi, che contenuti! Il comune, Mondadori(CasaViva), Sotheby's che fanno una asta di sedie di design per l'Abruzzo(E incomincia ad affiorare una certa ironia involontaria vedi il titolo del video: "Letizia Moratti mostra sedie"), Lety che ci parla di Monet, Lety che paga 100 euro di multa al mimo romeno, Lety in Africa...
Ma ciò che dà fortissima efficacia comunicativa al progetto è la partecipazione di un intervistatore coi fiocchi, serio, preparato, di grande esperienza, una voce fuori dal coro, indipendente, a volte scomodo: Red Ronnie. Devo ammettere che dai tempi di videomusic non mi ero chiesto così spesso dove fosse finito il grande Red (Non più di quanto mi domandassi se la Gegia fosse ancora in giro), ma non avevo certo idea che si occupasse di giornalismo. Red non risparmia niente al sindaco, con domande difficili come: "quello che tu stai facendo è abbastanza sorprendente..." oppure bordate come:"la prima volta che son venuto qui ho visto te e Gianmarco Moratti a S.Patrignano[...] e ho detto: ma questi che sono ricchi cosa ci fanno qui, questi potrebbero fare la bella vita, ma forse per loro quella è la bella vita [...] tu i momenti liberi che hai sei qui[...] poi alla fine la vostra presenza era rassicurante, cioè vedervi a S.Patrignano [...] io vedevo, SENTIVO, che S.Patrignano, Vincenzo Muccioli, e adesso Andrea, sono PROTETTI, sento che voi date come una sorta di PROTEZIONE che è splendida...".
Lo so che certi comunisti penseranno che il grande RR sia troppo buono con lady Moratti, ma Red riesce sempre a tenere il sindaco sui carboni ardenti, come quando le chiede: "
omissis...presidente della Rai, ministro, adesso sindaco di Milano... sindaco di Milano forse è un po' più riduttivo(!), invece hai PRESO Milano e, non so cosa sta succedendo, Milano adesso è DIVENTATO IL FARO BELLO DELL'ITALIA!" Grazie alle ficcanti domande dell'integerrimo intervistatore scopriamo che: "Tu (Letizia Moratti) stai diventando la politica mondiale che più sta sostenendo l'Africa"
Questo è solo un assaggio dell'ora e passa di girato presente sul sito, ma appare chiaro da queste citazioni che, tra una chitarra, e un aneddoto sul rock'n'roll dei mitici anni 60-70, Red Ronnie si fa portavoce delle domande che i milanesi, gli italiani, ma che dico, tutti i cittadini del mondo avrebbero da tempo voluto fare al sindaco di Milano.
Vi consiglio vivamente un giro sul sito.
L'unica pecca è il fatto che non è possibile lasciare commenti per fare sapere quanto siamo tutti contenti di questa bellissima idea.

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Acque agitate

Giovani precari Italiani
Siete stufi di girare in cerca di lavoro e sentirvi rispondere: “non c’è spazio c’è la crisi”?
Vi siete accorti che lo spaccio al dettaglio e le piccole estorsioni a cui vi dedicate non vi bastano più ad arrivare a fine mese?
Siete inguaribili romantici stufi della vita grigia della città ?

ALZATE LA BANDIERA CON IL TESCHIO E LE TIBBIE INCROCIATE E ARRUOLATEVI ANCHE VOI NELLA PIRATERIA SOMALA!

L’Azienda turistica locale del Puntland Somalo vi offre una fantastica occasione di imparare un mestiere avventuroso nel meraviglioso contesto delle selvagge e remote coste del corno d’Africa, con la possibilità di guadagni consistenti e immediati.
Chi non si è stufato di sentire ogni giorno noiosi discorsi sulla crisi economica?
Il settore della pirateria è in grande espansione e non risente in nessun modo della crisi. Basta pensare che gli attacchi alle navi nelle acque dell’oceano indiano intorno al corno d’Africa sono in aumento esponenziale: se in tutto il 2008 gli arrembaggi nella zona sono stati 111, nei primi due mesi del 2009 sono già stati 79, alla faccia della crisi finanziaria!
Il problema incomincia a preoccupare i governi dei paesi che muovono il commercio internazionale. I fastidiosi attacchi dei bucanieri si verificano intorno al golfo di Aden sulla rotta che collega attraverso il canale di Suez Europa e Asia. Per farci un’idea dei dobloni in ballo basta pensare che il 90% c/a delle merci si muove via mare e, di queste, il 15% passa dal canale di Suez. E quando si tratta di commercio globale, allora sì che la comunità internazionale è pronta a rispondere compatta (Mica si tratta di diritti umani e lotta alla fame!). Così le acque antistanti la Somalia sono incrociate da una allegra brigata internazionalista: Francesi, Turchi, Pakistani, Olandesi, Inglesi, Danesi, Canadesi, Portoghesi, Spagnoli, Australiani, Neozelandesi hanno messo a disposizione la loro brava nave da guerra. Anche noi italiani abbiamo dato il nostro buon contributo con la nostra fregata Durand de la penne(sì sì è una nave italiana), naturalmente sotto la guida del faro della libertà Statunitense. I russi hanno detto che vengono anche loro, ma si sa, loro sono un po’ diffidenti e fanno da soli e non si sa se rimangono fino alla fine.

L'affolata Task Force 150. Che per il nome ci sia ispirati a un film di Chuck Norris?

Eppure nonostante questo ingorgo di naviglio da battaglia la pirateria prospera più o meno indisturbata. Perché?
Beh, intanto il tratto di mare da pattugliare, grande 600 miglia, non è così semplice da tenere d’occhio.
Poi ci sono le leggi internazionali sulla libertà dei mari che incasinano ulteriormente la situazione: ad esempio la nave è considerata giurisdizione dello stato della bandiera, che per ragioni di convenienza economica è spesso qualche paradiso fiscale caraibico e il comandante è considerato un ufficiale pubblico di questo stato.
Poi ci sono le solite fastidiose regole d’ingaggio, che si mettono sempre di mezzo ai militari quando vogliono sparare qualche colpo.
Ma il vero punto di forza dei pirati è sulla terra ferma. Il vero asso nella manica di questi moderni imprenditori del mare risiede nel fatto che vivono in una terra tra le più povere, sfortunate e violente al mondo. In Somalia da trent’anni non esiste uno stato o forma di governo stabile (Le fortune che ha certa gente! pensare che venivano da uno dei regimi più feroci dell’Africa), ma una continua guerra civile che ha fruttato alla Somalia l’ambito primo posto nella classifica degli “Stati Falliti 2008”. La competizione era agguerrita, con notevoli avversari quali Afghanistan, Iraq, Chad, Zimbabwe, ma alla fine quest’anno la Somalia l’ha spuntata!
Così il paese risulta essere l’ambiente adatto per chiunque si voglia dedicare a qualsiasi attività illecita su la larga scala. I punti di forza: totale mancanza di autorità, grande disponibilità di armi a prezzi competitivi, grande disponibilità di manodopera altamente specializzata e motivata da decenni di guerra tribale.
Nel paese i vari clan locali si danno guerra da trent’anni con il contributo finanziario e a volte anche concreto dei vicini stati come Etiopia e Kenya per il controllo di un’economia che si basa sul commercio di armi e di varie sostanze illecite.
Come se non bastasse, negli ultimi anni si è avuta una crescita nel paese di alcuni movimenti islamici più o meno fondamentalisti e anche il corno d’Africa è stato investito dalla “guerra al terrore” americana. Non che gli USA non abbiano sempre avuto un occhio di riguardo al paese, non solo in occasione del fiasco internazionale dell’operazione “Restor hope”, ma pare che anche la CIA abbia voluto dare il solito contributo alla destabilizzazione del paese.
Sembra che anche alcune società europee abbiano voluto dare una mano al martoriato popolo somalo: secondo svariate denunce e inchieste giornalistiche diverse società europee, in particolar modo italiane, hanno usato le coste somale come discariche per i rifiuti tossici, tanto non c’è nessuno che controlla (Per farsi un'idea delle schifezze successe sulle coste del corno d'Africa). Non solo, pescherecci di tutte le nazionalità hanno saccheggiato i fondali somali in barba alle leggi internazionali che tutelano le acque nazionali dei paesi e le loro riserve ittiche. Insomma si toglie ai pescatori e al popolo affamato somalo il pesce per servirlo sulle tavole dei ristoranti europei. Non so perché ma mi sembra di capire meglio come un pescatore di Bosaso possa diventare un predone dei mari…
E sì perché tutto sommato il business è redditizio, non si assaltano mica solo pescherecci e piccoli rimorchiatori. Nell’ultimo anno sono state catturate diverse navi portacontainer e addirittura una superpetroliera saudita. La maggior parte delle volte il riscatto è stato pagato dagli armatori, gente di solito con una buona disposizione di liquidi, pur di salvare l’equipaggio e il carico, e le cifre pagate oscillano spesso e volentieri intorno al milione di dollari. Nel caso della superpetroliera il riscatto ha raggiunto la cifra record di 15 milioni di dollaroni.
Sirius Star, petroliera, lunghezza 332 m, larghezza 60m, 25 uomini di equipaggio. prezzo: 15.000.000. di $

Un altro interessante bottino su cui i pirati hanno messo le mani è stato il cargo MV Faina. Questa nave battente bandiera Ucraina e del Belize, trasportava un ingente quantitativo d’armi, tra cui 33 carri armati di fabbricazione sovietica. Ufficialmente il carico era destinato al Kenya, ma secondo la denuncia dei pirati, poi confermata dalla marina usa, il reale porto d’arrivo del carico era il Sudan, altro paese teatro di una guerra civile; avete presente il Darfur?

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Oggi ce l'ho con... (C'ho Rabbia!!!)

Credevo anch'io che questo blog sarebbe morto subito in seguito al semi-fallimentare esame ad esso legato, ma alcuni sentimenti positivi alla base di questo progetto quali Rabbia, Indignazione e Schifo, mi hanno convinto a fare un ultimo (forse?) post, nella speranza di trasmettere queste nobili disposizioni dell'anima a qualche eventuale lettore.
Veniamo all'oggetto dei miei strali: il brizzolato attore hollywoodiano Richard Gere e la Lancia (la macchina, non l'arma medievale). Se qualcuno non avesse ancora avuto il piacere di vedere il sensibilissimo spot di quei filantropi della Fiat eccolo qui

A parte l'assurdità di una macchina che da Hollywood arriva in Tibet, questa pubblicità è un disonesto sfruttamento a fini commerciali di una lotta politica e di una religione! Nessuno credo potrà obbiettare al fatto che il fine ultimo dello spot è quello di vendere la macchina. Quindi lo spot suggerisce una stupidissima relazione tra la lancia Delta e i monaci tibetani e il tibet. Ora è un pò come se il Papa si metesse a fare la pubblicità alle scarpe di Prada... beh, forse non era l'esempio giusto... Comunque si associa un bene materiale come l'automobile (Per giunta di un marchio di lusso come la Lancia) con un cultura come quella buddhista che viceversa si basa su tutt'altri ideali spirituali.

Ma fin qui non è neanche così strano: non è certo la prima volta che vediamo religiosi in spot commerciali, ma i creativi della fiat sono andati oltre lo sfruttamento dell'appeal religioso. E' molto difficile che, durante la visione, il pensiero degli spettatori non corra alle recenti proteste e sommosse per la libertà del tibet, dato che hanno occupato per mesi le pagine internazionali di pressochè qualunque media sulla faccia della terra (A parte quelli cinesi, of course). E si sa che l'attore Gere è buddhista e più volte si è espresso a favore del Tibet libero. Quindi la nuova Lancia Delta non è solo un auto spirituale, ma è anche paladina dei diritti umani.
A parte lo sfruttamento di valori e ideali per un fine molto prosaico come quello di vendere una macchina, mi fa incazzare il fatto che i simpatici copywriter di questo bello spot abbiano cavalcato un certo sentimento anti-cinese molto diffuso di questi tempi; è innegabile che un'altra associazione suggerita è anche quella prodotto italiano vs prodotto cinese.
E ora a noi Richard. Il notissimo Gere fa un figurone in questo spot: al nostro eroe senza macchia e senza paura, con un conto in banca probabilmente più grande del pil del Tibet intero, non basta aver lasciato l'impronta delle mani sul marciapiede a Hollywood, ma vuole lasciarlo pure sull'Himalaya! Là i pacifici monaci lo accolgono sulla sua berlina europea e un piccolo monaco lo riconosce subito felice e contento, chissà quante volte aveva visto "Ufficiale e Gentiluomo" all'Astra di Lhasa! L'attore americano continua quindi con questo spot la sua lotta per la liberazione del tibet ,fatta di sorrisi patinati e dollaroni sonanti. O forse no, forse non è un eroe, forse è solo un semplice venditore di auto e un buon venditore di sè stesso. Certo Richard si è premurato di far sapere che i soldi che ha guadagnato saranno devoluti alla causa del Tibet, ma non ce ne aveva già abbastanza di soldi, Richard, per fare un pò di beneficienza? In sostanza questo spot servirà alla Fiat a vendere più auto e a Gere a migliorare la sua immagine di strafico ricco sfondato, ma difensore degli umili, con buona pace dei tibetani.
E ora delle tristi conclusioni finali: la cosa terribile in tutto ciò è che di fronte a questo palese tentativo di prenderci per il culo, trattandoci come idioti che si bevono qualunque stronzata presentata con bellocci attori americani, grandi effetti speciali e la musica di Ennio Morricone (Ma perchè?) è che, ahimè, molti ci credono. Basta andare sulla pagina di Youtube dello spot per rendersene conto, dove si possono leggere commenti tipo: "mi è venuta la pelle d'oca.. grande FIAT.. sei riuscita a rinascere.. ecco perchè la mia prima macchina sarà una fiat. noi italiani ti abbiamo riscoperto.. grazie perchè porti un po di italia nel mondo..." Una speranza c'è: che siano i pubblicitari a mettersi i commenti.

p.s. L'industria automobilistica ci aveva regalato già un'altra perla del genere: In piena seconda intifada la Suzuki aveva avuto la magnifica idea di chiamare uno dei suoi gipponi "Roadmap" in onore del piano studiato dall'amministrazione bush per mettere fine al conflitto arabo-israeliano, con tanto di pubblicità con modello ebreo con capello di feltro nero e treccine che dà la mano a modella palestinese con kefiah.

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Caro, piccolo blog.

E alla fine ci siamo.
Dopo un mese di lezioni e di applicazione sui nuovi media, siamo arrivati al giorno dell'esame. Il momento in cui tireremo le fila del nostro lavoro sul blog. Senza avventurarmi in previsioni intempestive, che rischierebbero di influenzare il giudice ultimo delle nostre fatiche (Sono certo che l'occhio indulgente del professore è sempre sui nostri blog.), vorrei esprimere alcune personali valutazioni.
Debbo confessare un iniziale diffidenza. Poi dopo aver passato giorni e giorni ad accudirlo e nutrirlo di post e contenuti multimediali, ho imparato ad affezzionarmi a questo nuovo, piccolo media. Certo le creazioni di altri miei compagni godono di una salute maggiore e alcuni esemplari sono particolarmente interessanti.
Penso che il Blog abbia dei limiti, spesso rischia di trasformarsi in una specie di diario personale pubblico. Può essere uno strumento interessante, secondo me, una volta legato ad un tema specifico, più che a una personalità singola: Un blog potrebbe servire a sostenere una campagna sociale, a un movimento politico.
In definitiva, tendo a vedere il blog come una forma intermedia di un processo con tappe più importanti.

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